Parigi ore 7, taxi e occhi mezzo chiusi
Sei ore di sonno scarso e siamo già in taxi, io e Gio. Non è una scelta, è il mestiere. Finiamo di lavorare all'una, e alle sette siamo fuori con le borse in spalla come se niente fosse. Almeno si è in buona compagnia.



Song for the Mute, brand australiano, show all'aperto. L'aria di questi giorni non dà tregua, ma la collezione vale ogni goccia di sudore. C'è qualcosa di bello nel vedere sfilare pezzi così costruiti in mezzo alla città vera, senza filtri.

Da Issey Miyake ci accoglie una venue total white, quasi accecante. Qualcuno ha pensato al ghiaccio secco e al vaporizzatore d'acqua: piccoli gesti di civiltà che, in certi momenti, fanno la differenza quanto la luce giusta. La nebbia bassa che sale dal ghiaccio finisce dritta nelle foto, e non è affatto un problema.


Trenta minuti ad aspettare l'autobus. Trenta. Poi decidi che non arriva, ti muovi, e lui ti sfreccia accanto come se ti stesse prendendo in giro. Per fortuna la fermata successiva è a portata di corsa. Parigi ti dà, Parigi ti toglie, Parigi ogni tanto ti fa anche correre con il trolley.

Namacheko: spazio piccolo, gente tanta. Non c'è molto altro da aggiungere.
Si chiude al Musée des Archives Nationales con System, brand coreano. Prima di entrare in sala un salto in backstage, che diciamolo, il buffet è parte integrante della giornata lavorativa. La venue è magnifica, il tipo di posto che ti ricorda perché hai scelto questo lavoro invece di uno normale. Ecco chi me l'ha fatto fare. Ogni volta.




Le foto venute bene le trovi su pietrodaprano.com. Le levatacce, il dietro le quinte e gli sbalzi d'umore, su Instagram: @pietro_daprano.