Petit Palais, Iris van Herpen e un pranzo da ricordare
Sveglia presto, Parigi fuori che ancora si scalda. Sono davanti al Petit Palais con il mio amico Claudio ad aspettare i vip in arrivo. È uno di quei mattini in cui il lavoro è fatto di attesa, di occhio pronto, di capire quando scattare e quando no.



Subito dopo si vola all'Élysée Montmartre per Iris van Herpen. I suoi abiti sono sculture che si muovono, ogni pezzo un problema bellissimo da risolvere: come fotografi qualcosa che sembra fatto per sfidare la fotografia stessa? Materiali che sembrano vivi, forme che non stanno ferme neanche un secondo

Il finale di Iris van Herpen è uno di quei momenti in cui smetti di pensare alla tecnica e ti lasci travolgere. Poi torni a pensarci, ovviamente, perché il lavoro è quello.
Nel pomeriggio da Tony Ward, stilista libanese per cui lavoro ormai da diversi anni. I suoi abiti di alta moda hanno una qualità nei tessuti e nella lavorazione che ancora adesso, dopo tutto questo tempo, mi ferma. Non è retorica: ci sono pezzi che ti obbligano a rallentare e guardare davvero.

Uno scatto per far capire gli abiti, e uno per far capire di cosa mi nutro in questo periodo. Oggi è andata bene su entrambi i fronti. Ecco chi me l'ha fatto fare. Ogni volta.


Le foto venute bene le trovi su pietrodaprano.com. Le levatacce, il dietro le quinte e gli sbalzi d'umore, su Instagram: @pietro_daprano.