Quattro sfilate, uno scooter, una domenica
Il campo da basket mi resta in testa più di tutto il resto.
Saul Nash sceglie una location che è già una dichiarazione: non una sala, non un chiostro, non il solito spazio industrial chic. Un campo vero, con le righe sul pavimento e i canestri che fanno da quinta. E ovviamente ci sono ospiti NBA, uno di quelli che non ricordo il nome ma che è alto un metro e novanta abbassandosi. La luce di mezzogiorno su una superficie così è una roba da gestire con attenzione, niente è morbido, tutto taglia. Mi piace.
La giornata però parte dalla Galleria Sozzani con Simon Cracker, cassa dello zaino sul sellino dello scooter alle 8:40 di domenica. Poi si va in centro per Quasimi, all'aperto, sole che non scherza, e alla fine si chiude di nuovo alla Sozzani con Domenico Orefice, il che significa attraversare Milano due volte nello stesso giorno con la stessa cassa sullo stesso scooter.
Quattro sfilate, quattro ambienti completamente diversi, quattro modi di usare la luce e lo spazio. È questo che rende il lavoro difficile da spiegare a chi non c'è: non è solo scattare, è ogni volta azzerare quello che hai appena visto e ricominciare. La galleria non è il campo da basket, il campo da basket non è la strada sotto il sole.
Alla fine dello scooter non mi fido più, ma le foto del campo le guardo con una certa soddisfazione.
Ecco chi me l'ha fatto fare. Ogni volta.





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