Tom Ford AW26: avvicinatevi e guardate (se ci riuscite)
4 marzo, Place Vendôme. Una delle piazze più iconiche di Parigi, e io che giro come una trottola cercando di capire dove posizionarmi prima che la ressa diventi ingestibile. Spoiler: la ressa diventa sempre ingestibile.
Haider Ackermann ha scelto come frase di chiusura delle note di sfilata "Avvicinatevi e guardate." Bella citazione. Bellissima. Avrei voluto farlo davvero, avvicinarmi, ma tra colleghi con ottiche da cecchino e gomiti involontariamente strategici, il concetto di spazio personale nel photo pit è rimasto una teoria.
La sfilata apre in una stanza completamente bianca. Luci intermittenti. Le modelle non sfilano in fila indiana, si muovono nello spazio senza una direzione precisa, quasi alla deriva. Nei primi secondi il mio cervello ha fatto la cosa che fa sempre: panico tecnico silenzioso. Luci che lampeggiano più veloci dei miei riflessi, soggetti che non vanno dove ti aspetti. Il tipo di situazione in cui il monopiede diventa il tuo migliore amico o il tuo peggior nemico, dipende dal momento.
La collezione era questa cosa strana e affascinante che i giornalisti hanno subito collegato ad American Psycho, eleganza sartoriale portata fino al limite dove inizia a sembrare una minaccia. Le modelle si muovevano tra due archetipi opposti e la tensione tra i due era esattamente quello che cercavo di catturare, quel momento preciso in cui l'immagine smette di essere moda e diventa qualcos'altro.
Alcune volte ci sono riuscito. Forse.
Parigi, marzo 2026.





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